Viviamo in un periodo in cui è difficile fermarsi ad ascoltare che cosa realmente vogliamo e se ciò che stiamo facendo giova al nostra benessere.

Siamo talmente presi dagli impegni quotidiani che ci dimentichiamo spesso di ascoltarci e domandarci se la strada che stiamo percorrendo ci stia avvicinando a quella meta tanto ambita: un senso generale di benessere, al soddisfacimento dei nostri bisogni.

Alla felicità insomma, quell’insieme di emozioni e stati d’essere che ci danno un senso di presenza e soddisfazione.

Eppure da bambini sapevamo benissimo che cosa ci piaceva o non ci piaceva, che cosa avevamo voglia di fare oppure se avevamo sonno o qualche dolore tanto da farci piangere.

Quindi come mai molti non sanno più distinguere quello che vogliono da quello che non vogliono, e quelle che è bene per loro e quello che è male?

Ogni giorno ci capita di avere a che fare con qualcuno che si lamenta del proprio lavoro, della propria condizione economica, di non avere un compagno o una compagna, di non riuscire a fare questo o quello, di non sapere cosa fare della propria vita.

È come se sapessero che c’è qualcosa che li disturba, che non li appaga pienamente e non gli fa stare bene, eppure non fanno nulla per indagare meglio e cambiare la propria situazione.

Perché?

Perché è più facile a dirsi che a farsi.

Perché spaventa intraprendere un viaggio dentro se stessi per scoprire che ciò che volevamo 5 o 10 anni fa non è più quello che ci fa stare bene oggi.

Perché assumersi la responsabilità di cambiare le cose e che le cose viviamo oggi sono la conseguenze delle scelte che abbiamo fatto in passato, richiede un sacco di umiltà e coraggio.

Quindi come fare?

Restando flessibili e mutevoli.

Tornando ad essere come quando eravamo bambini.

Bisogna tornare a sentire cosa avviene dentro di noi

Ciò che sentiamo, che cosa stiamo sperimentando momento per momento e come reagiamo.
Dobbiamo imparare ad ascoltare la Saggezza del nostro corpo che è in grado di indicarci come e quando abbiamo bisogno o carenza di qualcosa.

In questo modo torniamo ad essere noi il nostro punto di riferimento e la fonte di valutazione.
Ci riponiamo al centro del processo di valutazione, dandoci nuovamente permesso di essere responsabili al 100% del soddisfacimento o meno dei nostri bisogni nel momento in cui si palesano.

Che ne pensi? Anche tu ti ascolti e rispetti la Saggezza interiore che ci appartiene e ci guida?

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